domenica 15 gennaio 2017

Il vano belletto delle donne (Quaderno 3)

Il vano belletto e ornamento delle donne: le donne e il trucco dall'Età d'Augusto al Rinascimento


a questo URL trovate gli appunti e l'antologia http://www.scribd.com/full/53212268?access_key=key-63nw1rv2uuqtfxn25fd


sabato 14 gennaio 2017

Postille al falso problema di Ugolino

"Non ho letto (nessuno ha letto) tutti i commentari danteschi, ma sospetto che, nel caso del famoso verso 75, del penultimo Canto dell'Inferno abbiano creato un problema che deriva da una confusione tra arte e realtà" 
Questo per ricordare che non serve a nulla sapere (ammesso che un giorno sarà mai possibile sapere) quale sia stata la sorte del conte Ugolino dentro la Torre della Fame. Tuttavia se volessimo sapere di più sul personaggio storico che è alla base dell'invenzione dantesca, per una volta, possiamo evitare di leggerci la biografia di wikipedia o alle ricerche dell'antropologo Francesco Mallegni e affidarci invece a una fonte storica e a un'auctoritas più utile per noi che studiamo in Letteratura:

Nella Nuova cronaca di Giovanni Villani, grande storico fiorentino contemporaneo di Dante Alighieri, diverse rubriche sono dedicate al tradimento e alla punizione del Conte Ugolino ve ne propongo un paio:

CXXI, «Negli anni di Cristo MCCLXXXVIII, del mese di luglio, essendo criata in Pisa grande divisione e sette per cagione della signoria, che dell’una era capo il giudice Nino di Gallura di Visconti con certi Guelfi e l’altro era il conte Ugolino de’ Gherardeschi coll’altra parte de’ Guelfi, e l’altro era l’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini co’ Lanfranchi, e Gualandi, e Sismondi, con altre case ghibelline, il detto conte Ugolino per essere signore s’accostò coll’arcivescovo e sua parte, e tradì il giudice Nino, non guardando che fosse suo nipote figliuolo della figliuola, e ordinarono che fosse cacciato di Pisa co’ suoi seguaci, o preso in persona». […]
CXXVIII «Di questa crudeltà furono i Pisani per lo universo mondo, ove si seppe, forte biasimati, non tanto per lo conte, che per gli suoi difetti e tradimenti era per avventura degno di sì fatta morte, ma per gli figliuoli e nipoti, che erano giovani garzoni e innocenti».

[G.VILLANI, Nuova Cronica, Tomo Primo, Libro Ottavo, Parte Seconda, edizione critica a cura di G. Porta, 3 voll., Fondazione Pietro Bembo, Guanda Editore, 1991.]


Potete cercare ancora su Villani o sull'opera di P. Villari, che in I primi due secoli della storia di Firenze (vol.2), ha pubblicato una Cronica fiorentina compilata nel secolo XIII a lungo ritenuta di Brunetto di fondamentale importanza. Ma c'è una strada più breve: tutto quello che si può sapere sulla vera storia della prigionia del Conte Ugolino lo trovate in questo articolo di A. M. Iacopino: La prigionia di Ugolino. Usatelo per chiarirvi le idee prima dell'ultima revisione delle vostre ricerche

Ricordate comunque quello che scriveva Borges enl suo saggio Il falso problema di Ugolino: "Il problema storico se Ugolino della Gherardesca abbia esercitato nei primi giorni di febbraio del 1289 il cannibalismo è, evidentemente, insolubile. Il problema estetico o letterario è di tutt’altra natura. Lo si può enunciare così: Dante ha voluto che pensassimo che Ugolino (l’Ugolino del suo Inferno, non quello storico) abbia mangiato la carne dei suoi figli?"

Possiamo provare seguendo il metodo del grande scrittore argentino: leggere tutto quello che hanno scritto tutti quelli che nei secoli hanno commentato il verso 75. Forse non vale nemmeno la pena di leggere tutti i commentari danteschi per affrontare una questione letteraria che sappiamo già in partenza non potremo essere certo noi a risolvere. Tuttavia l'antico dubbio su quello che è successo/non è successo a Pisa dentro la Torre della Muda, sul finire dell'inverno del 1289 non ci lascia indifferenti. E se Borges scriveva "Non ho letto (nessuno ha letto) tutti i commentari danteschi..." noi nanetti godiamo di due vantaggi rispetto al gigante argentino. 

1) Siamo 22 e la fatica condivisa fa meno paura
2) Abbiamo a portata di click centinaia di commenti, grazie all'impagabile lavoro di digitalizzazione del DDP Dartmouth Dante Project di Robert Hollander e dei collaboratori dell'Università di Princeton

Visti i nostri privilegi non possiamo essere da meno di Borges: facciamo 11 gruppi e ci prendiamo ognuno 15 dei 166 commenti che risultano dal motore di ricerca del database del DDP
Sceglieremo 5 commenti antichi (obbligatori Maramauro e Buti), 4 commenti dei secoli tra il Rinascimento e il Barocco, 4 commenti "moderni" tra De Sanctis e Sapegno e 3 commenti contemporanei. Dopo averli riassunti e catalogati scrivete, secondo l'esempio di Borges, un testo nel quale raccontate l'evoluzione della critica letteraria sul caso di Ugolino e, infine, dite la vostra, argomentatissima idea.


Questi e-book sono il frutto delle nostre fatiche:

Postille al falso problema di Ugolino (2012)
- Tre nuovi saggi danteschi

lunedì 9 gennaio 2017

Lezioni di Storia Medievale - 001 - Dalla Tarda Antichità all'Alto Medioevo

Crisi delle grandi aziende agricole

Quando percorriamo la strada di cresta che dall'autostrada ci solleva verso la collina di Offagna, ci capita di guardare verso sinistra la profonda valle, punteggiata di case coloniche e ordinata in piccoli riquadri come una coperta pacthwork. Questa valle è attraversata da un'unica scomoda strada di campagna, che già nel nome dà conto dell'antica presenza dell'uomo. La strada si chiama via Traversa Massa, perché taglia trasversalmente un'antica proprietà fondiaria che in epoca romana apparteneva alla famiglia degli Afrani: la Massa Afraniana.
Mi capita ogni volta che guardo questa valle di pensare a cosa sia successo negli anni, per me oscuri , della Tarda antichità e del Medioevo più remoto, prima che con la mezzadria prendesse l'aspetto attuale. c'erano più boschi? l'acqua scorreva più o meno abbondante? Le geometrie disegnate dagli aratri erano così diverse?
A dire la verità, nello specifico caso della Massa Afraniana, gli anni dell'Alto Medioevo non sono poi così oscuri, perché tutti i passaggi di proprietà le divisioni in fondi, i contratti d'affitto o di enfiteusi sono scrupolosamente registrati nel Codice Bavaro (vedi post apposito), ma è la situazione in generale dell'Italia di quegli anni che ci interessa. Quando le grandi e ricche aziende agricole hanno smesso di funzionare e come ci si è trovati nelle condizioni descritte dal manuale di storia? Per chiarire subito la cosa perdonate l'ultima digressione: la risposta è mai, in nessun modo. Se nel mondo dei nostri manuali per passare dalla crisi del Terzo secolo al Feudalisimo, basta saltare due capitoli, nella realtà dell'Italia tale passaggio non è mai avvenuto.
Era dai tempi di Plinio che andava avanti la crisi delle grandi proprietà. Il principale problema era la scarsità e, di conseguenza, il costo eccessivo della manodopera servile. Le grandi proprietà tendono a smembrarsi in una parte "dominica" spesso a pascolo e bosco, gestita direttamente dal proprietario e da una sempre più esigua familia, e una parte "massaricia" divisa in fondi e coltivata direttamente dai fittavoli. Già ai tempi di Plinio si parla di fittavoli che non pagano le pigioni in denaro, ma con prodotti e giornate di lavoro.

Troppe tasse per tutti


Fig. 1: Sopravvivenza della centuriazione romana in Italia.
Divisione a scacchiera dei campi presso Padova
da R.S. Lopez La rivoluzione commerciale del Medioevo,
Torino , Einaudi 1970
La crisi economica del Terzo Secolo incide sulle necessità di un apparato statale che necessita di una burocrazia e di un esercito permanente. Le soluzioni trovate, l'hospitalitas e l'aumento delle tasse furono forse peggiori del male a cui cercavano di porre rimedio. Soprattutto la seconda fu grave.
"Gli amministratori dei municipi, i Curiales, erano chiamati a rispondere con le proprie sostanze dell'intero tributo imposto alle città", scriveva Gino Luzzato, è una cosa simile avveniva peri i collegai che dovevano rispondere delle tasse sui mestieri e sulla produzione industriale non evase. Grottesca nelle campagne la situazione secondo cui un proprietario doveva corrispondere le tasse delle terre incolte a lui confinanti, che era un invito alle persone laboriose a seguire l'esempio dei confinante e ad abbandonare le colture.
All'inizio del V secolo Onorio si vide costretto a ridurre drasticamente le richieste economiche. Solo alcune città garantirono in Italia la tenuta del tessuto socioeconomico "nella maggior parte dell'Impero d'Occidente, attorno alle villae dei pochi ricchi si stringevano non solo i dipendenti, ma anche i liberi coltivato riuniti nei loro vici costituendo delle vere unità sociali, dotate di fatto se non di diritto di una larga autonomia, che tende in molti casi ad avere anche un contenuto economico per il sorgere presso la villa di opifici industriali con mano d'opera servile, e con l'intensificarsi di scambi di opere, di servizi, di merci entro il territorio compreso nelle grandi proprietà" Gino Luzzato Breve storia economica dell'Italia Medievale, PBE,  Einaudi, Torino, 1965. 

Fig 2: Coltivazione tipica di un manor medievale.
Pianta di un villaggio circondato da campi aperti:le lettere
dalla a alla h indicano gli abitanti che possiedono una
striscia di terreno in ogni campo. Le lettere E,I,M, indicano
rispettivamente il raccolto estivo, quello invernale e il
maggese. R.S. Lopez, Op. cit
In Italia fu la sopravvivenza e la relativa floridezza di Roma, Milano, Ravenna e di una rete di centri urbani minori ad impedire che si raggiungesse quel grado di disintegrazione sociale, per cui atrove da una economia di mercato, si era passati alla formazione di piccoli gruppi autarchici.
Il sistema diffuso delle villae, come unità economiche autosufficienti, non può essere documentata, come si è potuto fare per la Gallia e per la Britannia.
Se non si può escludere che qualche esempio ve ne sia stato, esso non ha costituito la regola, perché la sopravvivenza di moltissime città, nonostante la grave decadenza della maggior parte di esse, ha impedito che, anche nei secoli più oscuri del Basso Impero, venisse meno l'economia di scambio che
trovava il suo centro appunto nelle città.
Quali conseguenze ebbero sull'assetto sociale e istituzionale in Italia i primi 150 anni di invasioni barbariche? Difficile dirlo con certezza, probabilmente nessuna


mercoledì 23 novembre 2016

La storia attraverso i manifesti: L'Età giolittiana

Quando leggiamo direttamente le fonti storiche è un'altra cosa. La lettura dei nostri manuali di Storia, diciamocelo, tutto fa tranne che stimolare il senso critico degli studenti. Troppo spesso ci troviamo di fronte a una scala di valori che non possiamo elaborare criticamente. Scambiamo verità per opinioni e e assimiliamo nozioni nella loro convenzionale (e in qualche modo ipocrita) superficialità.
Fare Storia direttamente sulle fonti non è pratico e non semplice, ma noi siamo più fortunati rispetto ai colleghi anche di solo dieci anni fa. Non abbiamo bisogno di frequentare archivi e biblioteche, perché abbiamo a disposizione strumenti in grado di portare gli archivi in classe: il digitale ci dà formidabili possibilità. In questo caso però è stato fatto qualcosa di più. 
Il patrimonio librario della nostra Biblioteca d'Istituto è molto ricco, ma spesso è di difficile accesso. Il web 2.0 ci dà l'opportunità doppia di studiare i documenti anche quando le porte della Biblioteca sono chiuse e di comunicare i risultati delle nostre ricerche in modo più ampio veloce ed efficace.
Da qualche anno abbiam,o iniziato a digitalizzare la collezione dei documenti di proprietà della Biblioteca del Liceo pubblicati nella gloriosa raccolta "Le fonti della storia" (La Nuova Italia, 1976); un patrimonio di copie anastatiche di manifesti, volantini, giornali, leggi, lettere, telegrammi, appunti, dispacci, foto lasciati parte sotto cellophane per trent'anni.. 
Quest'anno noi alunne della 5F hanno abbiamo digitalizzato in alta definizione 89 documenti dei fascicoli "L'età giolittiana", "Dal Biennio Rosso alla Marcia su Roma", "Fascismo al potere", "L'età di De Gasperi". Abbiamo inserito le immagini in una galleria pubblica sul blog di classe, poi le abbiamo analizzate secondo le procedure e mediante gli strumenti della ricerca storica. 
Infine abbiamo taggato" le copie digitali dei documenti inserendo note esplicative e di contestualizzazione.




Il prodotto finale è un galleria di documenti multimediali e interattivi, che abbiamo presentato durante la Settimana del PNSD e che ora è visionabile sul blog "La città delle frottole". Insomma, per una volta non abbiamo sfruttato la rete per accedere rapidamente a contenuti altrui, ma abbiamo usato le nuove tecnologie per produrre cultura e far conoscere a tutti i risultati del nostro lavoro.